FRANCESCO SCARABICCHI [ Ancona 1951 – 2021 ]

Crediti dell’immagine: https://unisaperi.it

Un calarsi nella trama dell’umano, del suo radicamento temporale, del suo patire fra la consistenza e la dissoluzione. La durata e la caducità, sono le polarità che si leggono nel volume postumo La figlia che non piange, di Francesco Scarabicchi. La verità, le funzioni veritative sono tutte lì, nel respiro del tempo e il mistero delle cose fatte di tempo. Il suo è un dire sì alla vita, nelle cose che passano, mutevoli e mutabili soltanto nel segreto della sua verità. Sensibile e sommesso, lontano da ogni trionfalismo, la scrittura di Scarabicchi appare munita di una naturalità che lo porta a guardare il mondo senza essere visto.

Una residenza

                                                                      a Massimo Recalcati


Non c'è altro luogo, credimi, che questo,
tutto il bianco possibile, la pagina
e poi quelle formiche delle righe
a dire il poco, il molto che noi siamo,
ma non tanto di me e del passato
quando era l'unico presente che avevamo,
non tanto di una vita dice la scrittura,
ma di quel niente in cui te la riduce
e l'illusione precaria d'ogni verso
credendo di salvarlo almeno in parte
quel lucente frammento tolto al buio,
quell'oro di granelli che si perde,
quel segreto mistero inesistente.



Francesco Scarabicchi, La figlia che non piange, Torino, Einaudi, 2021.

Epilogo



Dalla porta del tempo passa il mondo,
dai suoi sentieri ignoti, dalle strette
vie degli istaanti che non torneranno.
Dov'è che vanno, allora? A chi votati?
E quanto d'ogni umano si cancella?



Francesco Scarabicchi, La figlia che non piange, Torino, Einaudi, 2021.

Sarò puntuale quando sarai notte


Sarò puntuale quando sarai notte,
starò dalla tua parte a ravvisarti
gli anni di molte insonnie e passi calmi.
Avrò quel viso che non so di avere,
dirò parole appena per fermarti
sull'unico confine che scompare.


Francesco Scarabicchi, La figlia che non piange, Torino, Einaudi, 2021.

Ah


Ah, il tempo che passa alle mie spalle,
sulle mie scarpe nuove, sulla pelle,
il giovane tempo che non ho incontrato,
il tempo abbandonato a mia insaputa,
quello smarrito lungo vie contrarie,
il tempo solitario d'ogni notte,
il tempo che mi viaggia e non ritorna,
tutto il tempo del tempo che c'è stato,
il tempo immaginato che perdono,
quello di un'altra estate che scompare,
il tempo innamorato che è lontano,
il tempo che si volta non si ferma,
il tempo muto che si fa guardare,
il tempo intero che non puoi pensare,
quello che prende solo per lasciare.


Francesco Scarabicchi, La figlia che non piange, Torino, Einaudi, 2021.

I nomi


Nazareno con il vestito della festa in una foto d'epoca,
un volto fra i gerani da una finestra di Offida, Edia
nuda sotto le lenzuola, le persiane di Via Matteotti,
Gino Papa, i filari di tombe a Redipuglia, la notte in
una stazione di posta a Campo Tures, Rossella a cui
ho disegnato le stelle sul viso, le bottiglie del latte, il
carboncoke, le bucce di arancia, Camerino d'inverno
col torrone al miele, Via Lilli, la febbre, il trabucco
di Rocco, un orologio da polso Wyler Vetta, Elodia
Chielli, la poesia, le lettere a Poleggi, Genova e le luci
del porto, il freddo dell'eclissi, i mobili sul camion per
il trasloco, l'insonnia di una notte a Firenze e le brac-
cia gelate sul Lungarno Corsini, l'armeria, i garages di
Torino, Olga che misura la guepière del retrobottega,
l'odore del lucido da scarpe, la scatola di Edelweiss, la
farmacia di Cavalese, Rapuano con la bianchina quan-
do viene a prendere mio zio la domenica pomeriggio, i
limoni, Giovanna a un'ora tarda di Termoli sulle sca-
le di San Basso, le canzoni, le scuse, il perdono, l'u-
miltà, i sandali, una voce che si dimentica, il mare che
muore a riva.


Francesco Scarabicchi, La figlia che non piange, Torino, Einaudi, 2021.

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